ARMARE – DISARMARE metodo egizio (*)

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TECNICA               17.03.2011                                                                   

obeliscoI vantaggi del metodo, che sfrutta la caratteristica delle lande della nostra barca di essere posizionate a poppavia della mastra dell’albero in coperta, sono i seguenti:

-poca manodopera necessaria : bastano 2 persone.
-conservazione della regolazione , o centratura, dell’albero. Infatti l’unica manovra fissa che viene toccata è lo strallo con relativo arridatoio. Sartie basse e alte non vengono manipolate né staccate dalle lande.

 

L’abbattuta e l’issata dell’albero consistono sinteticamente in rotazioni dello stesso attorno al suo punto di appoggio in coperta (scassa), fatte nel piano vertico-longitudinale della barca.
Non viene richiesta una forza fisica notevole e può essere evitato l’uso della gru, ridicola per il nostro alberino.

E’ preferibile armare e disarmare sempre in acqua piuttosto che sul carrello : l’eventuale e spesso collegato alaggio o varo della barca avverrà con l’ albero appoggiato in coperta, con soddisfazione reciproca del gruista e del vostro segnavento in testa d’albero.
Inoltre se durante l’issata o abbattuta qualcosa dovesse andare storto, è preferibile che il vostro albero cada in acqua piuttosto che schiantarsi su un piazzale di cemento armato.
Per ultimo, armeggiare in acqua risparmia sollecitazioni e traumi “da carrello” alle costole degli scafi.
E anche degli umani.

Una certa attenzione va prestata al vento , nel senso che un vento laterale o frontale può dare molto fastidio durante l’operazione. Al contrario se si riesce a orientare la barca con la poppa al vento, si avrà un alleato tanto più formidabile quanto maggiore sarà la sua forza.

Descriveremo ora l’issata e l’elencazione dei compiti che spettano ai due soggetti che si accingono ad alzare il loro albero (chiameremo “P” quello che sta in pozzetto, “T” quello che sta sulla tuga ).

Dopo aver sciolto i legacci che trattengono le manovre fisse durante il trasporto, sistemato il segnavento, controllato che tutto in testa d’albero e nella zona delle crocette sia a posto, si mette in chiaro lo strallo di prua con il suo arridatoio nella posizione di massima estensione ( a tal proposito conviene fare un cenno a come la lunghezza ideale del cavo dello strallo sia quella per cui si ottiene l’appoppamento definitivo e desiderato dell’albero , quando il relativo arridatoio è al minimo della propria lunghezza).
Chi dispone di alberi nuovi, quelli con sartie agganciate all’albero per mezzo di martelletti , dovrà inventarsi un sistema per trattenere nelle loro sedi le sartie e i martelletti con degli elastici, durante l’issata (praticamente , prima di issare, si annodano con nodi parlati dei lunghi elastici Ø4 , uno per ogni sartia, a un paio di metri sopra gli arridatoi . Poi si mettono in tiro gli elastici annodandone l’estremità libera a qualcosa in prossimità della base dell’albero . Così facendo le sartie e i martelletti resteranno in tiro e in sede, l’elasticità degli elastici (….) non impedirà di mandare in tiro le sartie durante l’issata, e ad albero issato gli elastici potranno essere rimossi comodamente. Un’altra possibilità, più semplice, è di trattenere le sartie  all’albero con un giro di nastro adesivo, posto in posizione comoda per essere rimosso a lavoro ultimato).

Se l’albero viene issato per la prima volta, ovvero non è centrato, sarà sufficiente collegare solo le sartie alte alle relative lande con gli arridatoi orientati e regolati alla massima estensione. Un albero già centrato avrà, ovviamente , le 4 sartie già collegate alle lande.

Comunque, regolati o non regolati che siano gli alberi, due buoni consigli. Uno è di fare in modo, prima di cominciare , che gli arridatoi (collegati alle lande) e le parti basse delle sartie siano ben appoggiati in coperta e dispiegati a poppa delle lande . Oppure, ancora più sicuro, di collegare gli arridatoi, tenuti verticali, alle draglie con un giro di nastro isolante o da carrozziere. Questo previene incastramenti delle forcelle inferiori degli arridatoi nelle lande durante l’issata, con conseguente, perniciosa piegatura delle parti filettate o pizzicatura delle sartie .

Finalmente “P” si mette in piedi all’estrema poppa del pozzetto, gambe divaricate, piede destro sulla panca destra, piede sinistro sulla sinistra.
“T” chiude il tambuccio sulla sommità della tuga e si mette a fianco della scassa .
Ora sollevano l’albero tenendolo orizzontale e lo fanno scorrere verso poppa sin tanto che “T” non riesce ad incastrare il piede d’albero nella scassa.

Per qualche attimo il peso dell’albero grava solo su “P”.
“T” dovrà solo premere in basso ed impedire al piede d’albero di svincolarsi dalla scassa.

L’albero è pronto per essere issato.
“P” lo solleva al di sopra della propria testa con le braccia tese e avanza a piccoli passi con le gambe divaricate sulle panche verso la tuga , sostenendolo ora con l’una ora con l’altra mano. Le braccia tese.
“T” non deve fare nessuna fatica, eppure tutte le volte che capitano piccoli disastri, anche quando ( soprattutto quando) ci sono 4 o 5 persone a dare una mano, la colpa è sempre di “T” il quale o per desiderio di aiutare a raddrizzare anche lui, o per distrazione, lascia scalzare l’albero dall’incastro e poi…e poi volano i bestemmioni.
Non è bene che “T” stia e cavallo della scassa, a meno che tenga in poca considerazione le proprie apparecchiature riproduttive, o quelle dentali. Deve solo stare a fianco della scassa, impugnare bene il piede d’albero e, spingendo con il braccio ben dritto e allineato alla spalla, schiacciarlo verso il basso con il peso del proprio tronco ( la forza , o meglio il peso di una persona di 50 kg è esuberante per la bisogna).

Quando l’albero è quasi raddrizzato è bene che “P” ( che è ormai a ridosso della tuga) proceda con lentezza e prima di dare la spinta finale che manderà tutto in tensione dia uno sguardo a che le sartie non abbiano delle volte su se stesse. Nel caso ne avessero, può cercare di sbrogliarle ( l’albero non pesa quasi più nulla). Qualora non riuscisse, conviene riabbassare e ricominciare da capo. Mandare in tensione una sartia con un ricciolo vuol dire pizzicarla e rovinarla per sempre.

Quando tutto procede bene ( sempre , se si è curata la parte preliminare), “P” spinge l’albero in posizione verticale, manda in tensione le sartie e si appoggia con tutto il suo peso alla canalina dell’albero, spingendolo verso prua.
“T” dopo aver verificato il perfetto incastro del piede d’albero nella sua sede, recupera lo strallo e va tranquillamente a collegarlo alla landa di prua, curando di ritararne l’arridatoio alla lunghezza stabilita.

Per disarmare si inverte cronologicamente l’ordine dei passaggi.

C.C.
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(*) Questo articolo è la rielaborazione di uno simile apparso sul numero 3, anno III°, marzo 1990 di Meteorama, il vecchio notiziario cartaceo dell’Assometeor (di cui conservo tutta la raccolta).
L’appellativo “egizio” è stato coniato dall’Ing. Bruno De Carli, compagno di regate per tanti anni.
Era capitato, si parla della notte dei tempi, che stavo sbuffando un giorno a bordo dell’Oca in attesa di due o tre amici che mi dovevano aiutare a tirare su il palo e che, tanto per cambiare, non arrivavano.
Fuori Menaggio tirava un vento bellissimo.
Quando il mio vicino di ormeggio, proprietario di una pilotina a motore, capì la mia sofferenza disse: non si preoccupi, faremo io e lei da soli, così, così, e poi così… Come facevano gli Egizi.
Pensai: guarda che tipo “l’ egittologo” ! ; sembra sicuro di sè, anche se gli esperimenti preferirei farli col suo di albero, posto che ne avesse uno.
Rischiai.
Quando in capo a una manciata di secondi l’albero dell’Oca fu issato e bloccato ci presentammo : piacere Bruno, piacere Carlo.
Abbiamo riso un sacco di volte, poi, con questa storia dell’albero e degli Egizi.
L’attribuzione alle tecniche di quel leggendario popolo meriterebbe qualche prova documentale.
Il metodo per l’innalzamento dell’albero del Meteorino, invece, è collaudato e infallibile.

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