Una settimana a terra di Alice Mocci

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Venerdì 8 novembre una tromba d’aria ha colpito duramente il Porticciolo di Santa Marinella. Nel suo tragitto preciso e infallibile il vortice ha travolto completamente la Flotta Meteor di Roma, la Flotta degli Este e tante altre barche piccole e grandi, a vela e non. E’ importante precisare che le barche non erano in acqua bensì a terra, su invasi e carrelli stradali e quindi, travolte dal vento, sono cadute le une sulle altre, con alberi e sartie, aggrovigliati, rotti, spezzati.
L’area è stata recintata e interdetta perché le barche sono in equilibrio precario e possono arrecare danni alle persone, il 20 novembre cominceranno le operazioni per la rimessa in sicurezza dell’area. Le barche verranno poste sui carrelli là dove questi dovessero risultare utilizzabili, qualora i carrelli dovessero essere danneggiati le barche verranno messe, momentaneamente, in acqua (spero che si controlli bene che gli scafi non abbiano fessure…se no oltre al danno……l’affondamento…).
Io sono armatrice di uno dei Meteor della Flotta Romana, si chiama Galatea, ha una lunga storia alle spalle. Insieme ai miei soci facciamo quanto possibile per continuare a navigare con lei; proprio nell’ultimo mese ci stavamo organizzando per farle un po’ di lavoretti. I suoi 51 anni si sentono tutti e noi, presi da mille cose, a volte l’abbiamo un po’ trascurata. Galatea però non ha mai trascurato noi: ci fa regatare, ci accompagna in vacanze spartane ma indimenticabili nell’arcipelago toscano. Ci ha permesso di avvicinare alla vela persone inesperte. Insieme ad un amico istruttore abbiamo organizzato uscite per un gruppo di ragazzi non vedenti che hanno imparato a veleggiare da soli superando qualsiasi barriera. La flotta di Roma organizza ogni anno delle uscite in mare per bambini asmatici. Tutti i Meteor della Flotta romana hanno storie da raccontare hanno armatori ed equipaggi che amano navigare, amano il mare e lo rispettano. Sono barche molto marine, che in poco meno di 6 metri, hanno tutto ciò che si può trovare su barche ben più grandi.
Non è possibile al momento valutare l’entità dei danni alle barche. Vi racconto la scena o meglio la natura morta che si è creata. Venendo dalla diga foranea del porto, si incontra una prima parte della Flotta degli Este, tutti accatastati l’uno sull’altro, l’ultimo di questa lunga sfilza è Giù le Teste, che schiaccia il Meteor Jonia caduto dal suo carrello sulla murata di dritta ha l’albero rotto, subito dopo c’è Galatea che giace anche lei sulla murata di dritta, l’albero è piegato in tre parti, i gavoni divelti e aperti, si è infilata sotto Nisida, anche lei con danni ingenti all’albero e non so quanti danni sulla coperta dato che la prua di Pannocchia insiste sulla coperta a dritta. L’equilibrio di Pannocchia sarebbe da studiare, come già detto poggia con la prua su Nisida come a volerla scavalcare la pala del timone a terra sorregge tutto il suo peso. Sopra Pannocchia c’è Perla Nera e poi di seguito Sansone e Fringuello Mannaro. Sembrano di bolina, una di quelle boline faticose che sottopone equipaggi, scafi, alberi, sartie e vele a sforzi più che pesanti. Qui però non ci sono equipaggi a bordo, non ci sono vele. Tutto lo sforzo lo stanno facendo da sole, i nostri piccoli e forti Meteor. Dopo la nostra Flotta, riprende la lunga sfilza di Este, gommoni e altre barche, una più sofferente dell’altra. Purtroppo, l’ammasso di barche non permette di vedere le barche che stanno dietro quelle di cui ho scritto e che si trovano direttamente sotto il muro del castello Odescalchi, mi auguro che loro stiano messe meglio.
Tutta questa faccenda mi ha posto di fronte ad una serie di riflessioni. La prima è che le barche stanno senza ombra di dubbio meglio in acqua. Gli scafi non vengono sottoposti a pressioni innaturali (piedi dei carrelli ecc). Certo è vero, l’ormeggio in acqua obbliga gli armatori a rifare carena ogni anno, ma ritengo che questa operazione rientri nella manutenzione ordinaria che qualunque armatore sa di dovere affrontare. Se invece si sceglie di fare rimessaggio a terra è necessario prendere tutte le misure precauzionali. I porti o circoli dovrebbero allestire i posti barca a terra con ganci a terra dove “ancorare” le barche. In Adriatico, abituati ai forti venti di Bora, sono maestri. Forse dovremmo ricordare il vecchio adagio che la sapienza è figlia dell’esperienza e fare sempre bagaglio delle buone prassi. Lo spazio libero consente di ricoverare molte più barche con evidenti maggiori incassi. Con i ganci a terra infatti i posti dovrebbero essere fissi e ci dovrebbe essere molto più spazio tra una barca e l’altra.
Altra riflessione: chi va per mare conosce la solidarietà e la sa praticare. In mare ci si aiuta senza se e senza ma. Si fa squadra, nel senso più nobile del termine. A volte questo nobile sentimento rischia di essere dimenticato o trascurato quando si mette piede a terra. Ecco, ora le nostre barche stanno tutte a terra. Il bisogno di conforto e solidarietà si fa più forte, sembra di essere in mare. La Flotta degli Este è partita con una raccolta fondi su gofundme.com. Si sono mossi rapidamente e mi auguro che riescano a raccogliere tutte le risorse di cui necessitano. La Flotta Meteor è più lenta, forse sotto shock per quanto accaduto, anche lei sta cercando la strategia migliore per rimettersi in sesto. Non appena potremo vedere le nostre barche da vicino e avere così una visione più precisa dei danni comunicheremo come, se lo vorrete, esserci di aiuto: crowdfunding, raccolta di materiali, capannoni dove poter lavorare alle barche sono le varie possibilità che si profilano per i prossimi giorni.
Questo evento ha colpito ognuno di noi come singolo armatore, ma soprattutto ha colpito la nostra flotta come espressione di una comunità che come tale vuole risollevare le barche da terra e tornare così presto in mare.

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